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La notte che seguì l'alta sventura,
Che rese Etruria sconsolata e mesta,
Arno con faccia lagrimosa e scura
Fuor dell'onde turbate alzò la testa,
E disse: "Ahi fato acerbo! ahi sorte dura!
Lasso, che più da perder or mi resta,
S'ogni mio bene ed ogni mia ventura
Seco se ne portò morte funesta?
Gran Vittoria, ove andasti, oimè, ché uscìo
L'Alma Real del tuo corporeo velo,
E teco il fior del mio sperar languio?
Del mio gran pianto or si fa bello il Cielo;
Oimè, che per versarne un nuovo Rio,
Nel più cupo dell'onde ecco mi celo."