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By Bernardo Tasso

Perché con tanto orgoglio,

o nimico de' giorni allegri e chiari,

turbando l' aere e i mari

fai ch' ogni duro scoglio

pianga con alta voce il suo cordoglio?

Perché con tanta rabbia,

come se d' acqua un rio dal ciel rovini,

dagl' ispidi tuoi crini

e da l' umide labbia,

quasi nel grembo ognuno un mar chius' abbia,

versi pioggia infinita,

Austro superbo, sì che 'l fiume inonda

ogni sua lieta sponda,

né a' pesci è men gradita

la piaggia che la valle ima e romita?

Torna omai, con la fronte

di caligine oscura e nubi cinta,

con l' irta barba avvinta

di densi nembi, al monte,

onde si faccia bel questo orizzonte;

già il verno orrido e duro

col tardo passo è giunto al suo confine,

e le nevi, le brine

e i ghiacci, al lento e puro

fiumicel freno, raccogliendo, al scuro

suo antro fa ritorno,

et a l' altra stagion per forza cede,

la qual col vago piede

già stampa d' ogni intorno

tutto quel bel che rende il mondo adorno.

Lascia il corso ispedito,

crudo, a Favonio et a la bella Clori,

perché de' lor tesori

spargan questo e quel lito

e faccian il terren verde e fiorito;

vedi che spiegan l' ali

invitati dal Sole al lor viaggio;

non far a l' anno oltraggio,

a l' erbe, agli animali,

troncando ogni speranza de' mortali.

Sì vedrem poi cantando

sotto il tranquillo ciel donne e donzelle,

a queste rive, a quelle

le ricchezze predando

e l' anno più fiorito andar lodando,

e fra i schietti arbuscelli,

che 'l suo crin di smeraldo alzano al vento,

udrem dolce concento

far ai lascivi augelli

e sui rami scherzar purpurei e belli,

e le piaggie e la valle

vedremo ornarsi di purpureo manto

e d' eterno amaranto

e di candide e gialle

viole il petto e le sue verdi spalle;

vedrem di vaghe fronde

la selva intorno dilettosa e bella,

e la stagion novella

far le cose feconde,

e rallegrarsi il ciel, la terra e l' onde.