403

By Antonio Tebaldeo

Se svèlto t'ha del tuo terren natio

Cesare, né ti vòl dentro al suo regno,

arbor gentil, che del celeste sdegno

sicur verdeggi e del verno aspro e rio,

cagion non giusta il spinge al parer mio.

Se, quanto in l'arme più soa forza e ingegno

opra, men fassi di toe fronde degno,

non te, ma incolpi il suo destin restio.

Cieco, chi cerca a un nume esser molesto!

Chi contra il lauro, contra il sol si move:

devria bastarli d'aver Marte infesto.

Ma giunger non potevi in loco dove

fosse più in pregio il tuo bel ramo honesto:

ché hoggi vittoria non s'anida altrove.