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Questo, ch'io veggio in nobil tela espresso
Da te, saggio Pittor, gentil sembiante,
Quanti verranno e quanti furo innante
Vince in bellezza, egual solo a sé stesso.
Deh qual si scopre in lui bel raggio impresso
Del divino splendor! sì rare e tante
Doti non fia che rimirar si vante
Occhio mortal, senza restarne oppresso.
E tu, che spesso i fortunati sguardi
Bear potesti, a ritrar lei rivolto,
Come allor non ardesti ed or non ardi,
Se per tua mano in breve tela accolto
Avventa ad ogni seno e fiamme e dardi,
Tutto splendori e tutto lampi, il volto?