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By Anton Francesco Grazzini

Giovani e giucator di palla a maglio

tutti siam noi d'intorno,

sol per giucar, venuti questo giorno.

In Napoli trovato

fu questo nobil giuoco primamente:

or ognun l'ha imparato,

però si giuoca tanto fra le gente;

ma noi che veramente

maestri eletti siamo,

giuocando con ognun sempre vinciamo.

Giovane sopratutto,

a chi vuol ben giuocare, esser conviene,

ed a farne buon frutto

sode bisogna e forti aver le schiene,

e veder lume bene

importa molto, e poi

gagliarde braccia aver, com'abbiam noi.

Il maglio vuole avere,

sì come ha 'l nostro, uguale e buona presa

acciò con man tenere

si possa meglio, a seguitar l'impresa,

e dopo alla distesa

menar con ardimento,

e cor la palla sempre e non il vento.

Ponsi la palla in terra,

e poi con gran destrezza e maestria

questo a due man s'afferra,

chi d'acquistare onor brama e disia,

e con galanteria

fassi arco della schiena,

per darle dritto e corla meglio in piena.

Piover non vuol giamai,

donne, quando si fa questo bel giuoco;

però che nuoce assai,

anzi esser vuole asciutto e netto il loco;

per che varrebbe poco

nel fango e nella mota

menare e resteria la botta vota.

In camicia la state

si giuoca, e 'l verno in colletto, o in giubbone

ben che certe brigate

truovonsi ancor, che lo fanno in sajone:

pur chi ha discrezione,

to' pochi panni in fatto,

per esser, come noi, destro ed adatto.

Non antico, o moderno,

più bel giuoco del nostro si ritrova;

fassi la state e 'l verno,

e sempremai diletta e sempre giova,

né questo cosa nuova

vi paia, e strano effetto,

dappoi ch'egli ha le palle per soggetto.

Or chi con noi provare

si volesse e giucare,

ne venga via col maglio e colle palle,

e noi ci avvierem verso le stalle.