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Giovani e giucator di palla a maglio
tutti siam noi d'intorno,
sol per giucar, venuti questo giorno.
In Napoli trovato
fu questo nobil giuoco primamente:
or ognun l'ha imparato,
però si giuoca tanto fra le gente;
ma noi che veramente
maestri eletti siamo,
giuocando con ognun sempre vinciamo.
Giovane sopratutto,
a chi vuol ben giuocare, esser conviene,
ed a farne buon frutto
sode bisogna e forti aver le schiene,
e veder lume bene
importa molto, e poi
gagliarde braccia aver, com'abbiam noi.
Il maglio vuole avere,
sì come ha 'l nostro, uguale e buona presa
acciò con man tenere
si possa meglio, a seguitar l'impresa,
e dopo alla distesa
menar con ardimento,
e cor la palla sempre e non il vento.
Ponsi la palla in terra,
e poi con gran destrezza e maestria
questo a due man s'afferra,
chi d'acquistare onor brama e disia,
e con galanteria
fassi arco della schiena,
per darle dritto e corla meglio in piena.
Piover non vuol giamai,
donne, quando si fa questo bel giuoco;
però che nuoce assai,
anzi esser vuole asciutto e netto il loco;
per che varrebbe poco
nel fango e nella mota
menare e resteria la botta vota.
In camicia la state
si giuoca, e 'l verno in colletto, o in giubbone
ben che certe brigate
truovonsi ancor, che lo fanno in sajone:
pur chi ha discrezione,
to' pochi panni in fatto,
per esser, come noi, destro ed adatto.
Non antico, o moderno,
più bel giuoco del nostro si ritrova;
fassi la state e 'l verno,
e sempremai diletta e sempre giova,
né questo cosa nuova
vi paia, e strano effetto,
dappoi ch'egli ha le palle per soggetto.
Or chi con noi provare
si volesse e giucare,
ne venga via col maglio e colle palle,
e noi ci avvierem verso le stalle.