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"Sul Tebro io l'ebbi, e poi che gli occhi al vero
Aprii, del vero all'apparir disparve
Quel tessuto splendor d'ombre e di larve,
Che l'Alme abbaglia e qui s'appella Impero.
Stupio Natura, ed inarcò l'altero
Suo ciglio Roma nel gran dì che apparve
Il real fasto conculcato, e parve
Quasi a gli occhi negar fede il pensiero.
Ma fatto appena l'immortal rifiuto,
Me sull'eccelse mie ruine alzai,
Né a me Regno mancò mai, né tributo;
E me tant'alto sovra me levai,
Che non ha mai col Regno altri saputo
Regnar, quant'io senza regnar regnai."