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By Girolamo Malipiero

Amor verace, al cui bel giogo antico

soggiace il tutto, sopra ogni altra prova

meravigliosa e nova

de la tua possa è ciò che quel che pria

del mondo eternalmente esser si trova,

constringi, come noi, farsi uom mendico,

e del suo cor pudico,

ove suol albergar la vita mia,

fai sì che sotto 'l gran tuo impero sia.

E come vero è scritto e si ragiona,

ed è cosa probata qui fra noi,

quel che ti vagli e puoi

a tal imprese sua gentil persona

riduci, finché l'hai di vita tolto

quand'oscurato in croce fu il bel volto.

S'adunque tanto puoi, che col tuo lume

le menti accendi, e dolce sia la fiamma,

tal ch'ogni cor ch'infiamma

infiammarsi più cerchi, ognior più ardendo,

e se mai cervo non si vide o damma

con tal desio cercar fonte né fiume,

com'hanno per costume

l'alme, che tu possiedi (quant'intendo)

di bramar il lor fine, ognior studendo

a mover l'ali di miglior pensero

al desiderio, ove la strada manca,

non sia per me ora stanca

la tua virtù, senza la qual non spero,

che 'l sommo Dio giamai mi faccia degno

del suo celeste e glorioso regno.

Quant'io bramo sentir la tua gentile

aura, che come dentro al cor si sente,

l'alma fatta è possente,

amando, d'acquetar suoi sdegni ed ire,

e serenar la tempestosa mente,

tal che via tolto il velo oscuro e vile,

del basso ingegno il stile

s'inalza, ove per sé non poria gire.

Onde se merto alcun ha il buon desire,

Amor, che l'alma in sua ragion fai forte,

piacciati unirla col suo proprio obietto:

senza il qual m'è imperfetto

il ben oprar, e 'l viver m'è una morte;

né indarno fia s'in me tue forze adopre,

mentre 'l mio spirto ancor terra ricopre.

Amor, come già fosti a me quel sole,

che sciolse il ghiaccio ond'io solea gir carco,

così prego ch'al varco

estremo de la vita, dal mio core

non ti diparti, acciò che quanto l'arco

drizzerà in me la morte, come suole,

senza suon di parole,

punto io non tema armato di te, Amore:

che se 'l nemico venirà a quell'ore

cercando a sua rabbiosa fame l'esca,

converrà che con l'ali tue m'ascondi,

e che per me rispondi,

sì che 'l cor mio, ch'altrove non s'invesca,

stia forte, come scoglio a mare e vento,

ed io ne voli al ciel per te contento.

Nullo fia dunque, Amor, che mai mi scioglia

dal dolce laccio tuo, non aspro ed irto,

poscia che l'almo spirto

dolce per te mi fa la cosa acerba.

Tu giorno e notte, più che lauro o mirto,

mi tieni verde l'amorosa voglia,

quando si veste e spoglia

di fronde il bosco, e la campagna d'erba.

Umil tu fai la mente già superba,

e 'l cor sì astringi, che non può scampare,

né ritrovar, quantunque gira il mondo,

affetto più giocondo,

tal che non giova in me più ritentare

a' sensi lor lusinghe, che le tu' arme

tai sono, per cui noia niun può farme.

E quai son l'arme tue? Saette accese

di quel celeste ed invisibil foco,

contra cui nulla o poco

val arte, ingegno, astuzia o forza umana.

Contender contra il ciel parea esser gioco

a Saolo, uomo infidele e men cortese,

ma tosto ch'ebbe intese,

le tue parole, l'alma sua villana

divene sì amorosa, umile e piana,

che poi lui veggio sol per te lodarsi

ne li suoi affanni, ed essortar altrui

ad amar Dio, a cui

si deve il pregio di più laude darsi.

Drizzato dunque a te, ogni cor duro

fai molle, e per amar lieto e securo.

Gli animi ch'al tuo regno il cielo inclina,

diversamente leghi, ed ad un modo,

ch'a tutti è dolce il nodo,

ma con più grazia a chi maggior ne volse.

Però sopra di ciò spesso mi godo,

perch'in amar quest'alma pellegrina

vorrebbe esser divina,

poi che da sé l'affetto van disciolse

che da te con gran danno la ritolse.

Dimostra dunque l'alta tua virtute

per infiammar il novo mio desio,

ed entro al cor fa' ch'io

senta de la tua man nove ferute,

tal che mai indarno in me l'arco non scocchi,

finché non sian per morte chiusi gli occhi.

Amor, se l'alma a così dolce legge

in terra astringi, quando al ciel fia gita,

che le farai, dov'è perfetta vita?