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Amor verace, al cui bel giogo antico
soggiace il tutto, sopra ogni altra prova
meravigliosa e nova
de la tua possa è ciò che quel che pria
del mondo eternalmente esser si trova,
constringi, come noi, farsi uom mendico,
e del suo cor pudico,
ove suol albergar la vita mia,
fai sì che sotto 'l gran tuo impero sia.
E come vero è scritto e si ragiona,
ed è cosa probata qui fra noi,
quel che ti vagli e puoi
a tal imprese sua gentil persona
riduci, finché l'hai di vita tolto
quand'oscurato in croce fu il bel volto.
S'adunque tanto puoi, che col tuo lume
le menti accendi, e dolce sia la fiamma,
tal ch'ogni cor ch'infiamma
infiammarsi più cerchi, ognior più ardendo,
e se mai cervo non si vide o damma
con tal desio cercar fonte né fiume,
com'hanno per costume
l'alme, che tu possiedi (quant'intendo)
di bramar il lor fine, ognior studendo
a mover l'ali di miglior pensero
al desiderio, ove la strada manca,
non sia per me ora stanca
la tua virtù, senza la qual non spero,
che 'l sommo Dio giamai mi faccia degno
del suo celeste e glorioso regno.
Quant'io bramo sentir la tua gentile
aura, che come dentro al cor si sente,
l'alma fatta è possente,
amando, d'acquetar suoi sdegni ed ire,
e serenar la tempestosa mente,
tal che via tolto il velo oscuro e vile,
del basso ingegno il stile
s'inalza, ove per sé non poria gire.
Onde se merto alcun ha il buon desire,
Amor, che l'alma in sua ragion fai forte,
piacciati unirla col suo proprio obietto:
senza il qual m'è imperfetto
il ben oprar, e 'l viver m'è una morte;
né indarno fia s'in me tue forze adopre,
mentre 'l mio spirto ancor terra ricopre.
Amor, come già fosti a me quel sole,
che sciolse il ghiaccio ond'io solea gir carco,
così prego ch'al varco
estremo de la vita, dal mio core
non ti diparti, acciò che quanto l'arco
drizzerà in me la morte, come suole,
senza suon di parole,
punto io non tema armato di te, Amore:
che se 'l nemico venirà a quell'ore
cercando a sua rabbiosa fame l'esca,
converrà che con l'ali tue m'ascondi,
e che per me rispondi,
sì che 'l cor mio, ch'altrove non s'invesca,
stia forte, come scoglio a mare e vento,
ed io ne voli al ciel per te contento.
Nullo fia dunque, Amor, che mai mi scioglia
dal dolce laccio tuo, non aspro ed irto,
poscia che l'almo spirto
dolce per te mi fa la cosa acerba.
Tu giorno e notte, più che lauro o mirto,
mi tieni verde l'amorosa voglia,
quando si veste e spoglia
di fronde il bosco, e la campagna d'erba.
Umil tu fai la mente già superba,
e 'l cor sì astringi, che non può scampare,
né ritrovar, quantunque gira il mondo,
affetto più giocondo,
tal che non giova in me più ritentare
a' sensi lor lusinghe, che le tu' arme
tai sono, per cui noia niun può farme.
E quai son l'arme tue? Saette accese
di quel celeste ed invisibil foco,
contra cui nulla o poco
val arte, ingegno, astuzia o forza umana.
Contender contra il ciel parea esser gioco
a Saolo, uomo infidele e men cortese,
ma tosto ch'ebbe intese,
le tue parole, l'alma sua villana
divene sì amorosa, umile e piana,
che poi lui veggio sol per te lodarsi
ne li suoi affanni, ed essortar altrui
ad amar Dio, a cui
si deve il pregio di più laude darsi.
Drizzato dunque a te, ogni cor duro
fai molle, e per amar lieto e securo.
Gli animi ch'al tuo regno il cielo inclina,
diversamente leghi, ed ad un modo,
ch'a tutti è dolce il nodo,
ma con più grazia a chi maggior ne volse.
Però sopra di ciò spesso mi godo,
perch'in amar quest'alma pellegrina
vorrebbe esser divina,
poi che da sé l'affetto van disciolse
che da te con gran danno la ritolse.
Dimostra dunque l'alta tua virtute
per infiammar il novo mio desio,
ed entro al cor fa' ch'io
senta de la tua man nove ferute,
tal che mai indarno in me l'arco non scocchi,
finché non sian per morte chiusi gli occhi.
Amor, se l'alma a così dolce legge
in terra astringi, quando al ciel fia gita,
che le farai, dov'è perfetta vita?