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Rose e gigli il bel volto in cui si vede
Le divine bellezze della sua donna
la bocca aprir di perle e di rubini
odorati tesori e pellegrini,
a cui l'Indo e 'l Sabeo s'inchina e cede,
due stelle ove 'l sol perde, ov'Amor siede,
perch'ivi il foco e le saette affini;
angelici costumi, atti divini,
tutta beltà dal crin dorato al piede.
Ma qual sembianza è che tra noi sì rara
cosa simigli o stil che la pareggi?
Qui d'Euterpe e di Clio non giugne il vanto.
Ergiti Urania a' tuoi celesti seggi,
e di ritrar da quelle forme impara
la bella donna di cui vivo e canto.