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Né fera Tigre, che da gli occhi spire
Rabbia e terror, né sotto il Sol più ardente
Angue celato, che fischiando avvente
Sé stesso, e in piè si vibri alto e s'adire,
Né accesa folgor, che i gran' Monti aprire
Odasi, né superbo ampio torrente,
Che, gli argin' rotti, baldanzosamente
Scorra, e pe 'l non suo letto erri e s'aggire,
Paventan sì l'impaurito Armento
E 'l timido Arator, com'io l'ignuda
Mia coscienza e gli error' miei pavento.
Né furia ultrice di pietà sì nuda
Sta negli Abissi, che di quel, ch'io sento,
Crudo interno dolor non sia men cruda.