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By Bernardo Tasso

A che con tal furore

gli strali avventi del tuo fiero orgoglio

in questo afflitto core?

Già non son duro scoglio

che possa sopportar tanto cordoglio,

invido e fiero Fato!

Se ben, qual quercia omai nodosa e dura

che d' Aquilone irato

fiato punto non cura,

non ebbi del tuo sdegno unqua paura;

se ben col forte scudo

de la ragion armata ho la mia mente,

sì che ferro alcun crudo

di tua rabbia non sente,

benché gravoso sia, benché pungente,

non può la carne frale,

ch' arme non ha se non quelle del senso,

a colpo sì mortale,

sì profondo et intenso,

schermo alcun far del mio dolore immenso:

qual gloriosa palma,

destin maligno, ne riporterai?

Di percuoter quest' alma

non ti bastava assai,

ch' ancora il corpo fral piagato m' hai?

Spendi pur del tuo sdegno

in me, crudel, tutti gl' acuti strali,

fammi pur fermo segno

ove di tutti i mali

s' indirizzino i colpi aspri e mortali,

ch' io a guisa di cima

di palma oriental, che grave pondo

non è sì che l' opprima,

inalzerò dal fondo

del gorgo del tuo duolo alto e profondo

il cor securo e forte.

Ben potrà l' empio e velenoso dardo

avventarmi la morte,

il quale aquila o pardo

sarà sempre a fuggire infermo e tardo,

ma l' animo costante

di sua né forza tua si cura poco,

anzi, quasi adamante

che sprezza il ferro e 'l foco,

si prenderà le tue percosse a gioco.

Alto Signor eterno,

che lavando il mio error col proprio sangue

mi togliesti a l' inferno,

a quel pestifer angue

ch' ancor del nostro ben sospira e langue,

fa' forza al destin mio,

e sgombra questo duol noioso e grave,

che come un tempo rio

spinge la fragil nave

de la mia vita ove d' immerger pave.

Fallo, Signor pietoso,

che la tavola pinta a te votiva

appenderò gioioso

sovra la verde riva,

e sotto vo' che di mia man si scriva

come da la tempesta

del mio dolore, ove m' aveva scorto

fortuna empia e molesta,

per camin piano e corto

m' hai salvo addutto al desiato porto.