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By Antonio Tebaldeo

Che giova a una alma esser constante e fida?

Ecco, dopo cotanti acerbi guai,

per premio, ingrata, un ferro empio mi dài:

che altro il ferro che guerra e sangue grida?

Non lo porgesti a me perch'io recida

i legami che al core avolti me hai,

ché incider non si pòn, crudel, tu il sai:

questo è un dir chiaramente ch'io me ocida.

Ma qual parte di me potrò ferire,

che non sia tocca d'amoroso strale?

Nessuna è che si possa intiera dire.

Pur ferirommi e se non fia mortale

il colpo, incolpa te, ché sì al soffrire

avezzo m'hai, che più non sento il male.