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"Misero Ingegno, nel cui Suolo aprico
Sudor' già tanto invan profusi, e invano
Tanto poi sparsi con industre mano
Seme di gloria e di valore antico,
Qual sotto avaro Cielo Astro nemico
Strugge in erba i tuoi frutti? O qual villano
Vento gli urta? e perché (fato inumano!)
Suol non hai men fecondo o Ciel più amico?
Oh, se fecondo o se infecondo sei,
Ugualmente infelice, e me ugualmente
Miser ne i parti e ne gli aborti miei!"
Così doleasi Polibo, e dolente
Fermossi a udirlo il Tebro, e su i Tarpei
Colli le Ninfe l'ascoltaro attente.