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Lagrimando dimostro
quanto si dolga con ragione il core
d'esser tradito sotto fede, Amore.
Amore, allora che primieramente
ponesti in lui colei per cui sospiro
senza sperar salute,
si piena la mostrasti di virtute,
che lieve reputava ogni martiro
che per te nella mente,
ch'è rimasa dolente,
fosse venuto; ma il mio errore
ora conosco, e non senza dolore.
Fatto m'ha conoscente dello 'nganno
vedermi abbandonato da colei
in cui sola sperava;
ch'allora ch'io più esser mi pensava
nella sua grazia e servidore a lei,
senza mirare al danno
del mio futuro affanno,
m'accorsi lei aver l'altrui valore
dentro raccolto e me cacciato fore.
Com'io conobbi me di fuor cacciato,
nacque nel core un pianto doloroso
che ancor vi dimora:
e spesso maladico il giorno e l'ora
che pria m'apparve il suo viso amoroso
d'alta biltate ornato
e più che mai infiammato!
La fede mia, la speranza e l'ardore
va bestemmiando l'anima che more.
Quanto 'l mio duol senza conforto sia,
signor, tu 'l puoi sentir, tanto ti chiamo
con dolorosa voce:
e dicoti che tanto e sì mi cuoce,
che per minor martir la morte bramo.
Venga dunque, e la mia
vita crudele e ria
termini col suo colpo, e 'l mio furore,
ch'ove ch'io vada il sentirò minore.
Nulla altra via, niuno altro conforto
mi resta più che morte alla mia doglia.
Dallami dunque omai,
pon fine, Amor, con essa alli miei guai,
e 'l cor di vita sì misera spoglia.
Deh fallo, poi ch'a torto
m'è gioia tolta e diporto.
Fa costei lieta, morend'io, signore,
come l'hai fatta di nuovo amadore.
Ballata mia, se alcun non t'appara
io non men curo, per ciò che nessuno,
com'io, ti può cantare.
Una fatica sola ti vo' dare:
che tu ritruovi Amore, e a lui solo uno
quanto mi sia discara
la trista vita amara
dimostri appien, pregandol che 'n migliore
porto ne ponga per lo suo onore.