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By Giovanni Boccaccio

Lagrimando dimostro

quanto si dolga con ragione il core

d'esser tradito sotto fede, Amore.

Amore, allora che primieramente

ponesti in lui colei per cui sospiro

senza sperar salute,

si piena la mostrasti di virtute,

che lieve reputava ogni martiro

che per te nella mente,

ch'è rimasa dolente,

fosse venuto; ma il mio errore

ora conosco, e non senza dolore.

Fatto m'ha conoscente dello 'nganno

vedermi abbandonato da colei

in cui sola sperava;

ch'allora ch'io più esser mi pensava

nella sua grazia e servidore a lei,

senza mirare al danno

del mio futuro affanno,

m'accorsi lei aver l'altrui valore

dentro raccolto e me cacciato fore.

Com'io conobbi me di fuor cacciato,

nacque nel core un pianto doloroso

che ancor vi dimora:

e spesso maladico il giorno e l'ora

che pria m'apparve il suo viso amoroso

d'alta biltate ornato

e più che mai infiammato!

La fede mia, la speranza e l'ardore

va bestemmiando l'anima che more.

Quanto 'l mio duol senza conforto sia,

signor, tu 'l puoi sentir, tanto ti chiamo

con dolorosa voce:

e dicoti che tanto e sì mi cuoce,

che per minor martir la morte bramo.

Venga dunque, e la mia

vita crudele e ria

termini col suo colpo, e 'l mio furore,

ch'ove ch'io vada il sentirò minore.

Nulla altra via, niuno altro conforto

mi resta più che morte alla mia doglia.

Dallami dunque omai,

pon fine, Amor, con essa alli miei guai,

e 'l cor di vita sì misera spoglia.

Deh fallo, poi ch'a torto

m'è gioia tolta e diporto.

Fa costei lieta, morend'io, signore,

come l'hai fatta di nuovo amadore.

Ballata mia, se alcun non t'appara

io non men curo, per ciò che nessuno,

com'io, ti può cantare.

Una fatica sola ti vo' dare:

che tu ritruovi Amore, e a lui solo uno

quanto mi sia discara

la trista vita amara

dimostri appien, pregandol che 'n migliore

porto ne ponga per lo suo onore.