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Viva fiamma di Marte, onor de' tuoi
ch'Urbino un tempo e più l'Italia ornâro,
mira che giogo vil, che duolo amaro
preme or l'altrice de' famosi eroi.
Abita morte ne' begli occhi suoi,
che fûr del mondo il sol più ardente e chiaro;
duolsene il Tebro e grida: — O duce raro,
muovi le schiere onde tant'osi e puoi,
e qui ne vien dove lo stuol degli empi
fura le sacre e gloriose spoglie
e tinge il ferro d'innocente sangue:
le tue vittorie e le mie giuste voglie
e i difetti del fato, ond'ella langue,
tu, che sol déi, con le lor morti adempi.