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Saggio Pittor, se d'eternar sei vago
Il nome tuo con immortal lavoro,
Di lei, che, qual mio Nume, in terra adoro,
Pingi la bella e sovrumana immago.
Torto in anella il sottil crine e vago,
E lucente sia più che gemme ed oro;
Candido e morbidetto il bel tesoro
Pingi del seno, ond'ogni sguardo è pago.
Altero il portamento, e spiri ardore
Il volto, che mirar occhio non suole,
Senza che perda la sua pace il core.
Ma sian chiuse le luci al Mondo sole,
Ché ritrar non potrai tanto splendore,
Se a te non presta i più bei raggi il Sole.