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Mentre ogni fonte i disperati ardori
Bevean di Sirio, sotto un'Elce oscura,
Che un prato adombra d'immortal verdura,
Sì disse un giorno il saggio Elpino a Clori:
"Donna, del tuo sembiante i vivi fiori
Già uccise il Verno dell'età matura,
E in te del ciglio, in me del cor l'arsura
Temprò in ammenda de' miei folli amori.
Spezzo dunque del barbaro servaggio
Gli aspri legami, e dico a te rivolto:
Ché non fosti men bella od io più saggio?
E perché non avemmo, allor che stolto
Corsi a mirarti, e m'abbagliò 'l tuo raggio,
Io questa mente e tu cotesto volto?"