4.
Un popolo i mari passò,
austera una razza creò,
rampollo divelto dal sen
materno, che in forte terren
i rami nel libero va
spandendo, e gran selva si fa.
Fanciulla non rise o vagì,
di vergine amor non gioì;
ma crebbe possente a raccor
adulte le gioie e i dolor'.
Gettossi bramosa sui ben'
che crescon dal fango terren,
feroce con lor s'abbracciò,
e quasi d'amor palpitò.
L'immenso de' campi ondeggiar,
le immense pianure de' mar',
de' fiumi il profondo muggir,
de' boschi il sublime stormir,
ridusse in venale valor:
e l'uomo (tremendo tesor)
al tasto e al color giudicò;
gli spirti al mercato comprò:
la morte ai Selvaggi vendé,
e il vizio, più dura dei re.
Ahi popol mercante ed artier,
briaco di grossi pensier,
la razza, tuo spregio e terror,
segnata d'infame color,
un dì sulla tua libertà,
qual grandine grossa, cadrà.
Deh rompi la nebbia il cui vel
ti toglie i sereni del ciel.
Colui che tu chiami Signor,
fu semplice e mite di cuor.