419)
Onde s'io spargo inchiostri e carte vergo
Lungi dal volgo, e di quel fonte beo,
Che di sé, non so come, ebro mi feo,
Né il labbro pur, ma tutto il sen v'immergo;
E se insolite piume adatto al tergo,
E già da terra sul gran giogo Ascreo,
Dove rado altri giunse, altri cadeo,
Quanto più posso, mi sollevo ed ergo;
E se per tormi al basso Mondo in parte,
Qualche scintilla di celeste ardore
Riaccendo talor su queste carte,
D'alto assai più che da terren valore
Muove l'Impresa, né terrena è l'arte,
Ma l'autor ne se' tu, Superno Amore.