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By Giacomo Leopardi

Nella stagion che 'l ciel rapido inchina

Verso occidente, e che 'l dì nostro vola

A gente che di là forse l'aspetta;

Veggendosi in lontan paese sola,

La stanca vecchierella pellegrina

Raddoppia i passi, e più e più s'affretta;

E poi così soletta,

Al fin di sua giornata

Talora è consolata

D'alcun breve riposo, ov'ella obblia

La noia e 'l mal della passata via.

Ma, lasso, ogni dolor che 'l dì m'adduce,

Cresce qualor s'invia

Per partirsi da noi l'eterna luce.

Come 'l Sol volge le 'nfiammate rote

Per dar luogo alla notte, onde discende

Dagli altissimi monti maggior l'ombra,

L'avaro zappador l'arme riprende,

E con parole e con alpestri note

Ogni gravezza del suo petto sgombra,

E poi la mensa ingombra

Di povere vivande,

Simili a quelle ghiande

Le qua' fuggendo tutto 'l mondo onora.

Ma chi vuol si rallegri ad ora ad ora;

Ch'i' pur non ebbi ancor, non dirò lieta,

Ma riposata un'ora

Nè per volger di ciel nè di pianeta.

Quando vede 'l pastor calare i raggi

Del gran pianeta al nido ov'egli alberga,

E 'mbrunir le contrade d'oriente,

Drizzasi in piedi, e con l'usata verga,

Lassando l'erba e le fontane e i faggi,

Move la schiera sua soavemente;

Poi lontan dalla gente,

O casetta o spelunca

Di verdi frondi ingiunca:

Ivi senza pensier s'adagia e dorme.

Ahi, crudo Amor, ma tu allor più m'informe

A seguir d'una fera che mi strugge

La voce e i passi e l'orme;

E lei non stringi, che s'appiatta e fugge.

E i naviganti in qualche chiusa valle

Gettan le membra poi che 'l Sol s'asconde,

Sul duro legno e sotto l'aspre gonne.

Ma io, perchè s'attuffi in mezzo l'onde,

E lassi Ispagna dietro alle sue spalle,

E Granata e Marrocco e le Colonne;

E gli uomini e le donne

E 'l mondo e gli animali

Acquetino i lor mali;

Fine non pongo al mio ostinato affanno:

E duolmi ch'ogni giorno arroge al danno;

Ch'i' son già pur crescendo in questa voglia

Ben presso al decim'anno;

Nè posso indovinar chi me ne scioglia.

E, perchè un poco nel parlar mi sfogo,

Veggio la sera buoi tornare sciolti

Dalle campagne e da' solcati colli.

I miei sospiri a me perchè non tolti

Quando che sia? perchè no 'l grave giogo?

Perchè dì e notte gli occhi miei son molli?

Misero me! che volli,

Quando primier sì fiso

Gli tenni nel bel viso,

Per iscolpirlo, immaginando, in parte

Onde mai nè per forza nè per arte

Mosso sarà, fin ch'i' sia dato in preda

A chi tutto diparte?

Nè so ben anco che di lei mi creda.

Canzon, se l'esser meco

Dal mattino alla sera

T'ha fatto di mia schiera,

Tu non vorrai mostrarti in ciascun loco;

E d'altrui loda curerai sì poco,

Ch'assai ti fia pensar di poggio in poggio

Come m'ha concio 'l foco

Di questa viva petra ov'io m'appoggio.