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By Antonio Fileremo Fregoso

– Di materia e di forma ogni mortale

esser composto non me fia negato

da ogni iudizio dotto e naturale:

il mondo la materïa gli ha dato

ch'è il corpo, come appare apertamente,

ché di quatro elementi è l'om creato;

la forma, chi è la parte più eccelente,

creato ha Dio immortale alma e pura,

il che ogni legge come noi consente.

Dil corpo adonque hanno le stelle cura,

che è mondana materia a lor subietta,

di l'alma non, perché è d'altra natura:

Dio ce l'ha data libera e perfetta,

non suposta ad influsso alcun celeste,

ben che dal corpo è spesse volte infetta,

ché quando le terrene membra veste

dil corpo, segue spesso le passioni

come si vede or liete e or moleste.

Così han potere in lei costellazioni

quando dal vaso dove è chiusa prende

vani mondan desii pien de illusioni;

se de richezze o di ambizion si accende

o d'altro amor de vanità terrene,

Fortuna a suo piacere alor l'offende:

la causa adonque di tue tante pene

è forse che a le cose hai vòlto il core

di la Fortuna, di travagli piene.

Sprezale e alor non sentirai dolore,

e fa che la virtù sia il tuo tesoro

che refulge d'un lume che non more.

Sede quïeto sotto il sacro aloro

e ch'el spiazza spesso a' fortunati:

più fama arai da quel ch'essi da l'oro.

Questi son di Fortuna servi nati,

né par libero arbitrio nel suo petto,

tanto stretto da lei sono legati;

e questo avvengli sol per suo diffetto,

però che a questa cecca, come io dico,

il nostro terren velo è sol subietto.

Né san che sopra uno animo pudico

ella non puote o pien di caritate

o pien di fede e di virtute amico.

Mira se libera è la voluntate,

ché molte volte alcun, pria che volere

mutar sua voglia acerba, morte pate,

sì come esemplo chiaro puoi vedere

in Cecco, qual, per servar fede intiera,

non vòlse ingiusta morte mai temere.

Le spoglie diede a la Fortuna fiera,

l'anima al cielo pura e immaculata,

ch'or gode il frutto di sua fé sincera.

Così se la tua spoglia è infortunata,

libera cerca aver l'anima almeno,

da' nostri van desii disvilupata:

così il spirto averai sempre sereno,

se de' suoi beni cessi inebrïarti

da fumo d'ambizion tutto alïeno.

Di aver pace con lei debbe bastarti,

tanto che non ti manchi vitto onesto,

e se questo non fai, dal ver ti parti;

crede, Fregoso mio, chi non fa questo

non può mai libero esser né quïeto,

ma in servitù sta sempre e sempre mesto;

e quel che in vista par talor più lieto,

quello è più travagliato e pien d'affanni,

se tu recerchi ben nel suo secreto.

Oh, quanti sopra glorïosi scanni

han veste d'or fodrate di tristezza

e son felici sol di fuor nei panni!

E proprio è qual dil pomo sua bellezza,

ch'ha il vermicel che il corrode ognora

dentro, puoi guasto il trova chi lo spezza:

così chi de Fortuna se inamora

in vista bella, in fatti travagliosa,

il verme ha sempre dentro che 'l divora;

e con la mente avara e ambiziosa

credilo a me che questo ceco mai

(come fa la Fortuna) non reposa.

Da poi che 'l caso intitulato ormai

abiam, caro fratel, certo fia leve

sanar quella passion che nel core hai,

né dar ti voglio medicina greve:

bastati sol che te recordi come

i ben di quella son quale al sol neve;

non ti affanar de prender le sue chiome

che in fronte portar dicon la fallace,

ma studia pur d'avere un chiaro nome,

ché quel fulvo metal ch'a ognun sì piace

a molti spesse volte è grato tanto

che per quel poi mai più non stanno in pace,

ma sempre causa in lor travagli e pianti –.