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– Di materia e di forma ogni mortale
esser composto non me fia negato
da ogni iudizio dotto e naturale:
il mondo la materïa gli ha dato
ch'è il corpo, come appare apertamente,
ché di quatro elementi è l'om creato;
la forma, chi è la parte più eccelente,
creato ha Dio immortale alma e pura,
il che ogni legge come noi consente.
Dil corpo adonque hanno le stelle cura,
che è mondana materia a lor subietta,
di l'alma non, perché è d'altra natura:
Dio ce l'ha data libera e perfetta,
non suposta ad influsso alcun celeste,
ben che dal corpo è spesse volte infetta,
ché quando le terrene membra veste
dil corpo, segue spesso le passioni
come si vede or liete e or moleste.
Così han potere in lei costellazioni
quando dal vaso dove è chiusa prende
vani mondan desii pien de illusioni;
se de richezze o di ambizion si accende
o d'altro amor de vanità terrene,
Fortuna a suo piacere alor l'offende:
la causa adonque di tue tante pene
è forse che a le cose hai vòlto il core
di la Fortuna, di travagli piene.
Sprezale e alor non sentirai dolore,
e fa che la virtù sia il tuo tesoro
che refulge d'un lume che non more.
Sede quïeto sotto il sacro aloro
e ch'el spiazza spesso a' fortunati:
più fama arai da quel ch'essi da l'oro.
Questi son di Fortuna servi nati,
né par libero arbitrio nel suo petto,
tanto stretto da lei sono legati;
e questo avvengli sol per suo diffetto,
però che a questa cecca, come io dico,
il nostro terren velo è sol subietto.
Né san che sopra uno animo pudico
ella non puote o pien di caritate
o pien di fede e di virtute amico.
Mira se libera è la voluntate,
ché molte volte alcun, pria che volere
mutar sua voglia acerba, morte pate,
sì come esemplo chiaro puoi vedere
in Cecco, qual, per servar fede intiera,
non vòlse ingiusta morte mai temere.
Le spoglie diede a la Fortuna fiera,
l'anima al cielo pura e immaculata,
ch'or gode il frutto di sua fé sincera.
Così se la tua spoglia è infortunata,
libera cerca aver l'anima almeno,
da' nostri van desii disvilupata:
così il spirto averai sempre sereno,
se de' suoi beni cessi inebrïarti
da fumo d'ambizion tutto alïeno.
Di aver pace con lei debbe bastarti,
tanto che non ti manchi vitto onesto,
e se questo non fai, dal ver ti parti;
crede, Fregoso mio, chi non fa questo
non può mai libero esser né quïeto,
ma in servitù sta sempre e sempre mesto;
e quel che in vista par talor più lieto,
quello è più travagliato e pien d'affanni,
se tu recerchi ben nel suo secreto.
Oh, quanti sopra glorïosi scanni
han veste d'or fodrate di tristezza
e son felici sol di fuor nei panni!
E proprio è qual dil pomo sua bellezza,
ch'ha il vermicel che il corrode ognora
dentro, puoi guasto il trova chi lo spezza:
così chi de Fortuna se inamora
in vista bella, in fatti travagliosa,
il verme ha sempre dentro che 'l divora;
e con la mente avara e ambiziosa
credilo a me che questo ceco mai
(come fa la Fortuna) non reposa.
Da poi che 'l caso intitulato ormai
abiam, caro fratel, certo fia leve
sanar quella passion che nel core hai,
né dar ti voglio medicina greve:
bastati sol che te recordi come
i ben di quella son quale al sol neve;
non ti affanar de prender le sue chiome
che in fronte portar dicon la fallace,
ma studia pur d'avere un chiaro nome,
ché quel fulvo metal ch'a ognun sì piace
a molti spesse volte è grato tanto
che per quel poi mai più non stanno in pace,
ma sempre causa in lor travagli e pianti –.