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By Simone Serdini

O folle, o lieve iuventute ignota,

di miserrime cose filocatti,

o pensier vani e matti,

in che ponete tutto il vostro ingegno!

O cecati alla sozza e lorda mota,

senza freno, ragione over ritegno,

non conoscete sdegno,

o che onor si sia giamai o fama;

ma sempre più che vi disia e brama

vostra avvampata e insensibil mente.

Fuor di notizia vera a Dio e al mondo,

non conoscete il pondo,

e che di giorno in giorno più si sente,

dell'imparcabil dardo che ci aspetta.

Non val dir: "Giovinetta - anima mia!":

ché pur convien che sia - l'ultimo morso,

sì ch'è beato chi provede al corso.

O voi chiamati amanti, deh, per Dio,

che cosa è quest'amor che sì vi tene?

E di che vera spene,

e di che ben di ciò si può far summa?

Ahi, nol chiamate amor, ma fol disio,

over cupidità che carne assumma,

o celebro che fumma

o che ci gal<l>a su per vento ad onda!

Gloriasi felice quando affonda,

pur che sol veggia il disïato viso,

ponendo ogni essercizio al falso nido

col bel chiamar Cupido:

e questo è tutto il vostro paradiso!

Ahi, quanto mal s'acquista onore e loda,

chi pur di ciò s'annoda - e non si slaccia:

or pensa omai la traccia - de' passati

e come a ciò seguir fûr ben mertati!

O cieca Mirra, o abomino antico,

Biblìs, Semiramìs, Leandro e Silla,

qual più dolente ancilla,

Fillìs, Clëopatràs, quale Adrïana,

e Polifem che d'Acis fu nimico,

Ecco, Passife e Tisbe alla fontana,

qual fu più dolce equana,

che fe' d'amar? Narcìs, Fedra o Achille,

qual Dido men con l'amorose squille?

Non già men Tenedò però sommerso?

E l'altre cose tante, e gran follia,

che ineffabil saria

ridire a corpo umano, e 'l ben ch'è perso?

Voltate adunque alquanto il duro senso,

voi che vedete accenso - il vostro errore,

e discoprite il core - a che si vede

che pochi èn quelli in cui si trovi fede!

Conoscetevi omai, o vana turbe,

e disponete il core Amore amare,

cupidità lassare,

e queste vanità che 'l mondo presta!

Ahi, dinebbiate lo 'ntelletto turbe,

pensando in Quello più che sempre infesta;

e così l'alma mesta

piglierà nuova luce e buon camino.

E perché nullo al viver ci è destino,

meritati saren secondo l'opre:

però ciascun ben s'armi a sue difese,

ch'egli è chiaro e palese

tutto a Colui che l'universo scopre.

E se, così seguendo, il ben faremo,

racquistaremo - grazïa e disio,

amando Iddio - il prossimo e virtute,

e ciò fra nostra glorïa e salute.

Canzon, tu hai a fare un gran vïaggio,

ché in tutto par che cotal vizio regna,

ma a quel che ti disdegna

di' ch'è nimico a Dio, virtute e grazia;

poi di' che poco dura il poco saggio;

che ben ch'un tempo al mal far forte spazia,

di' ch'allor ben si sazia,

e non s'accorge poi, fin che diserra,

che d'improviso cede doppia guerra.