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By Battista Guarini

Che fa, ditel cortesi Euganei, quella

che del mio lungo pianto ancor si ride?

È forse ver che nel suo petto annide

l'usata asprezza e sia d'Amor rubella?

A qual di sue bellezze anima ancella

porge il velen de le due luci infide?

Qual misero lusinga e poscia ancide,

or sdegnosa, or soave, e sempre bella?

Chi canta il suo bel nome, un novo Omero?

Ahi, ben è cieco e ben ha dura sorte

chi d'altrui canta, e sì viv'egli in pianto.

Ma ben vedrà quell'empia, a cui sì fero

mostrasse il ciglio, e ch'or muto ogni canto,

sol per colui si vive a cui dié morte.