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By Alessandro Braccesi

Io ti ringratio mille volte, Amore,

e benedico quel tuo dolze strale

col qual feristi il mio giovenil core.

Da poi che 'l cel col suo corso fatale

dovia legare a sì gentile aspecto

mie libertà nell'età mia più frale,

io ti ringratio, Amor, di tal dilecto

che concesso hai al mio sommo disire,

qual di dolceza m'ha ripieno il pecto.

Pure ho sentito al mio lungo martìre

qualche riposo, a tante acerbe pene

che tanto tempo già mi fan languire.

O caro mio tesoro, o sommo bene,

questo tuo merto sì grande e preclaro

ha duplicato al cor le sue cathene.

Arca d'angelica beltate e raro

splendor che vinci ogni mortal belleza

qual chi contempla non ha alcun riparo;

io sento al cor incredibil dolceza,

pensando alle parole sagge accorte

che più che la mie vita l'alma apreza.

Felice giorno e memoranda sorte,

da non poterlo mai dare in oblio,

ancor poi ch'io sarò sciolto per morte!

Quante volte ho già, caro signor mio,

lecta sì gratia e benigna risposta,

senza punto satiar il gran disio!

Ben avete hora al tutto sottoposta

mie libertà, et io ne son contento,

avendo ogni speranza in voi riposta.

Sopportar voglio in pace ogni tormento,

e nutrir lieto questo immortal foco,

senza mostrarne mai breve scontento;

e bench'io non riposi in alcun loco

le stanche membra da sì lunga guerra,

né senta alcun piacer, dilecto o gioco

se non dove 'l bel volto si rinserra,

dove tanta bellezza si nasconde,

e co' bei piè calca sì poca terra,

assai mi fie se le nube gioconde

qualche volta mi scoprino il mie sole,

poi che salute aver non posso altronde.

Se qualche volta le dolce parole

alla gran fiamma porghin qualche freno,

com'al gran duol la medicina sòle,

non più che per dolceza io vengo meno.