422
Per nero fiume, che sulfurea l'onda
Volge tra' sassi, sovra fragil barca,
Ove è nocchiero Amor, piangendo varca
Catenato il mio spirto all'altra sponda.
Ahi qual Terra m'aspetta atra infeconda,
D'ogni vaghezza e d'ogni pregio scarca!
Ivi l'aria d'orrore ingombra e carca,
Ivi sol crudo affanno e pianto abbonda.
Già venni all'empia riva. Ecco s'attiene
L'àncora al fondo: Io scendo, e già d'Averno
Premo col piè le disperate arene.
Ma fugge il tetro sogno, e più non scerno
Fiume, barca, nocchier, lido e catene:
Pur sono ancor nell'amoroso Inferno.