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By Antonio Tebaldeo

Non sì bel mai del letto il sol levosse

quando è più il ciel seren, né mai l'aurora,

come veggio uscir voi, cara Leonora,

dopo l'aspre di febre e gran percosse.

Più bianchi i zigli e più le rose rosse

son de che il viso vostro si colora,

più terso il crin, né credo mai che ancora

sì sfavillante il dolce lume fosse.

Onde chiaro è che sete opra perfetta,

come lo or che al martel più bel diviene

e più fin quanto in foco più se getta.

Io che Amor in passion continua tiene,

perché materia son bassa e imperfetta,

mostro al color le mie gravose pene.