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Inni, della mia mente
Sacra prole immortale,
Onde i nomi de' Regi a morte involo:
Or non già pigre e lente
Movete intorno l'ale,
Ma pronti oltre le nubi alzate il volo:
E fin là sovra l'etra
S'oda il suon di mia cetra.
Non avrà Giove a sdegno
Che dell'Eroe di Giano
Si ragioni per me nel Ciel tra' Numi.
Ben di tal sorte è degno
Chi dal volgo lontano
Sparge sì chiari di sua gloria i lumi
E correr franco suole
Per l'ampie vie del Sole.
Per lui, che altero siede
Nel tuo Soglio, superba
Vanne pur, di Liguria alta Reina:
Ei fa sicura fede
Che ancor vivo si serba
In te il vigor della virtù Latina,
E che ben esser puoi
Chiara Madre d'Eroi.
Tal sempre fosti, e 'l Mondo,
Ovunque il Sol fa giorno,
De' tuoi figli ammirò l'eccelse prove.
Dicalo il mar profondo,
Che, del termine a scorno,
Alzato in Calpe dal figliuol di Giove,
Cercar più Mondi vide
Il tuo novello Alcide.
Dical Sionne ancora,
Che la vermiglia Croce
Lieta adorò sull'abbattute mura,
E la timid'Aurora,
Che sull'estrema foce
Dell'Indo appena fu da te sicura,
Quando fu il suol cosperso
Di sangue Arabo e Perso.
E mille altre tue glorie
Potrebbe il Tracio Impero
Narrarne, e Cipro e Lesbo e Mitilene,
Allor ch'alle vittorie
Del tuo popol guerriero
Nacquer le palme sulle Greche arene
E l'Ottomana Luna
Tremò di tua fortuna.
In così degne imprese
Quanto fur grandi e chiari
Gli Avi di lui, che onore è del mio canto!
L'Aquila lor distese
Per terre ignote e mari
Il volo, e strepitar di suo bel vanto
Sovra gli eterei campi
S'udì tra tuoni e lampi.
Ma perché mi rammenti,
Benché sì altera e grande,
Di tanti Eroi la gloria, amica Euterpe?
Non son forse più ardenti
I tanti rai che spande
Questi, per cui nel cuor vivo mi serpe
Ardor d'alto desio,
Perché 'l tolga all'obblio?
Ei, di virtute esempio,
Siede sull'aureo Trono
E di sé fa Liguria appien felice.
Fugge tremando l'empio,
Quasi scosso da tuono,
L'alto rigor della sua destra ultrice,
Ed a' suoi piè la frode
Di sdegno invan si rode.
Genova invitta, è questa
Ben tua lode maggiore
Che la fama e l'onor dell'esser bella.
Certo te vede, e arresta
Il piè per gran stupore
Il Passaggiero, e te superba appella:
Ma quanto più t'ammira,
Se tal tua gloria ei mira!
Non perché moli ed archi
Ergesse Roma, e interi
Sin dall'Egitto tragittasse i monti,
Ma perché onusti e carchi
Di spoglie i suoi Guerrieri
Corser del Tigri a incatenar le fonti,
E perché saggio e giusto
Ebbe Numa ed Augusto,
Però mai sempre illustri
Saran gli almi suoi pregi,
Ond'ebbe il Mondo così degni esempj.
Giaccion preda de' lustri
L'alte pompe de' Regi,
Piramidi, Colossi, ed Archi e Tempj:
Sol gran Virtù suoi vanni
Alzar può sovra gli anni.