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Poiché son pago di quel dolce male,
Che mortal piaga nel mio core aperse,
Quand'ei sé stesso follemente offerse
Al colpo ignoto d'amoroso strale,
Amor, che vede quanto in me prevale
All'altre brame in umil sonno immerse,
L'immagini del ver poiché ha disperse,
La catena mi scioglie aspra e fatale.
E poi mi guata, e poi ridendo insulta
A mia follia: "Fuggi, ch'il laccio è sciolto",
Mi dice, e intanto di sue palme esulta.
Sì poco ei teme, e pur sa qual s'occulta
Virtude in me, che, s'io fossi men stolto,
Non giacerebbe in tanto mal sepulta.