428

By Antonio Tebaldeo

Come legno che in mar per fortuna erra,

fuggendo andiam l'insidïosa peste

cagion di tante e sì gravi tempeste,

e quel che l'alvo tuo, Lucretia, serra:

ché, al suo nascere, e fame e peste e guerra

et altre cose al mondo aspre e moleste,

sbandite fien lagiù tra l'ombre meste,

né appareran mentre costui fia in terra.

Spenger questa empia il tuo immaturo pondo

pensa, stancando te; ma non si muta

quel che ordinato è nel celeste choro.

Non men di te che de l'antica il mondo

parlarà: ché se fu per lei renduta

la libertà, per te fia il secul d'oro.