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By Auteur inconnu

Io non veggio in calma il Mare,

Anzi appare

Già vicina la procella,

E pur va senza spavento

Contra vento

Generosa Navicella.

Va veloce, e par che rida

Dell'infida

Onda ria, che sì la sbalza,

E con moto furibondo

Or nel fondo

La sospinge, al Cielo or l'alza.

Oh stupor! già trionfante,

Festeggiante

Lascia indietro il nostro lito,

E ad incognita contrada

Le fa strada

Un bell'ASTRO oricrinito.

Oltre i prischi Erculei segni

Nuovi Regni

Va cercando in ogni lato,

Né per rigide catene

Si trattiene

Del crudel Polo agghiacciato.

Per la dura onda inaccessa

Indefessa

Nuove spiagge ecco saluta,

E la barbara Marina

Se le inchina,

Da i Nocchier' già sì temuta.

Ma al suo porto onusta riede

D'alte prede,

Preziose prede, e nuove!

Riede sì, ma non riposa

Desiosa

Di volar spedita altrove.

Or qual mai fia questa Nave,

Che non pave

Di tempesta, e i flutti sprezza?

Qual è 'l Mare, a cui dà legge?

Qual la regge

Di Nocchier saggia accortezza?

E qual preda ampia ed eletta

Sì l'alletta

Che sen corra entro il periglio?

Forse al Mar per un novello

Aureo vello

Argo rese il suo Naviglio?

No: la Nave è del buon Piero;

Il Nocchiero

È CLEMENTE il saggio, il pio;

L'onda è il Mondo senza fede;

Son le prede

L'Alme cieche infide a Dio.

O beato invitto Legno,

Cui sì degno

Nocchier guida al Mare intorno,

Gir pur lieto or ben ti lice,

Ché felice

Farai sempre a noi ritorno.