43 (373)

By Auteur inconnu

In quell'ora, in cui dal Cielo

Toglie il velo

Delle fosche ombre l'Aurora,

E col raggio il dì nascente

D'Oriente

Parte inostra e parte indora,

Vago sogno a i chiusi lumi

Valli e fiumi,

Rive e mari, e colli offerse:

Verdi boschi, ombrosi monti,

Laghi e fonti,

Prati e fior', piante diverse.

Per li rami a stuolo a stuolo

L'ali a volo

Discogliean dipinti Augelli,

Accordando i dolci canti

All'erranti

Armonie d'aure e ruscelli.

Più d'ogn'altro altera e sola

Lieta vola

Una candida Colomba,

Del cui ricco eccelso nido

Ogni lido

Di quel luogo alto rimbomba.

Mentre il collo al Sol s'ergea,

Si tingea

Di colori oltramarini,

E sembrava intorno intorno

Tutto adorno

Di smeraldi e di rubini.

Io scorgea con gran diletto

L'ali e 'l petto

Biancheggiar d'argentee piume,

Ed uscir per le pupille

Le faville

D'un'interno immenso lume.

Quando vidi in un'istante

Il sembiante

E 'l color tutto cangiarsi,

E di vanni assai più franchi

Cinta i fianchi,

Di Colomba Aquila farsi.

Poggiò in alto, e in un momento

Più del vento,

Più del fulmine leggiera,

Del pensier veloce al pari,

Terre e Mari

Scorse, e il Ciel di sfera in sfera.

Ma sebben sì presta gira,

Pur rimira

Ogni oggetto a parte a parte,

Poiché scorgon gli occhi sui

Quanto altrui

Suol celar Natura, ed Arte.

Vede ciò che l'ampia Terra,

E 'l Mar serra

Nelle viscere profonde;

Vede ciò ch'in vasto seno

Con sereno

Vel di luce il Ciel nasconde.

Poi fermossi, e in sulle penne

Si sostenne,

Gli occhi immoti al Sole affissi;

E spiò quanta riluce

Alta luce

Di sue fiamme entro gli abissi.

Scese alfin nell'onde chiare

D'un gran Mare,

Ed in lor tutta s'immerse,

Ma più vaga indi rinacque,

Ché dall'acque

Trasformata in Cigno emerse.

Sovra l'onde iva nòtando,

E cantando

D'altri Cigni eletto coro,

Ma di lui solo agli accenti

Tutti intenti

Raffrenaro i canti loro.

Egli allora in note or gravi,

Or soavi

Sì gentil voce disciolse,

Ch'ad udirlo da Permesso

Febo stesso

Colle Muse il piè rivolse,

E gridò: “Suore gradite,

Deh mi dite,

Ch'a me stesso il credo appena:

Questo canto, ch'or sì dolce

L'aria molce,

È di Cigno o di Sirena?”

Mentre il Nume d'Elicona

Far corona

Gli volea d'eccelse rime,

Ei dal Mare a volo sorge

Dove scorge

Verdeggiar Palma sublime.

D'odorate piante coglie

Rami e foglie,

E gran pira ivi compone.

Cassia, e cinnamo Sabeo,

Nardo Ideo,

Mirra e balsamo vi pone.

Indi asceso in l'alta mole,

Volto al Sole,

Batte l'ali a poco a poco,

Finché un raggio a i legni scende,

E s'accende

Infra lor mirabil foco,

Foco, ch'arde e che consuma,

Colla piuma,

Sol di lui l'esterna forma,

Ma in sembianza altra novella,

Vie più bella

Dell'antica, lo trasforma.

Splendon d'oro il capo ornato,

D'ostro il lato,

La cervice, il tergo, e l'ale,

E la parte più suprema

D'un diadema

Luminoso al Sole eguale.

“Vivi pur, nuova Fenice”,

Lieto dice

Quel del mar bianco drappello,

“Vivi pur quanto tra i suoi

Lidi Eoi

Viver suol l'Arabo Augello.”

Verso il Ciel de' Cigni al canto

Ella intanto

L'ali alzò sparse di rose,

E sì ascese ch'al mio sguardo

Frale e tardo

Col bel sogno si nascose.