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By Bernardo Tasso

A che più trarre in questo afflitto core

acuti strali di miseria umana,

temprati nel licore

che non uccide l' uom né lo risana

de la doglia infinita,

ma penosa ad ognor rende la vita,

Fortuna? Frena il tuo ostinato orgoglio,

ch' a guisa d' un' orribile tempesta

intorno a duro scoglio,

ad ognora m' impiaga e mi molesta

quest' anima affannata

con la spada del duolo empia e spietata.

Benché sia irato, il mar talor s' acqueta

e rende l' acqua sua piana e soave,

tal che per l' onda lieta

va ben spalmata e corredata nave,

e dona talor fido

triegua agli scogli, a le sue arene, al lido;

ma tu de' beni che con molti e tante

e perigli e fatiche, e terre e mari

qual peregrino errante,

spinto da venti al mio desir contrari,

cercando guadagnai,

con la rapace man privato m' hai.

Tu, col piè tardo, con le bianche chiome,

e cogli omeri omai piegati e stanchi

sotto le gravi some

degli anni andati, cogli sproni a' fianchi

del grande amor de' figli,

mi condennasti in sempiterni essigli;

et or per danno e per più pena mia

hai dato (ahi cruda, ahi troppo fiera!) morte,

perché di me non sia

più miser uom, a la fidel consorte,

anzi ad ogni mia spene,

ch' ella in Ciel portò seco ogni mio bene.

S' avventati non hai tutti gli strali

del tuo furor in me, tuo stabil segno,

per finir i miei mali

con un sol colpo e 'l tuo orgoglioso sdegno

opra il funereo telo,

e rendi il petto mio freddo e di gelo;

perdona a questi poveri innocenti

miei cari pegni, et abbian meco fine

de' tuoi rabbiosi venti

le gran tempeste, e l' alte mie rovine,

sì che passino almeno

il giorno più di me chiaro e sereno.

Odi i miei giusti prieghi, o Donna, o Dea,

o degli umani onor sola Regina,

e non esser sì rea

contra colui ch' al tuo valor s' inchina,

e 'nginocchiato in terra

ti chiede pace in così lunga guerra.