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Il cor, che tanto contrastò l'impero
Di sé medesmo al barbaro Tiranno,
Or dall'insidie vinto e dall'inganno,
China sotto del giogo il collo altero.
E tal si soffre il rio servaggio e fero,
Che sonnacchioso mira il proprio danno:
Sì dalla mole del novello affanno
Oppresso giace il suo valor primiero.
Ah svegliar potess'io quella fortezza,
Ch'entro a lui dorme, e al pigro sonno opporre
Lo specchio dell'antica rigidezza!
Il suo letargo lo vedrei deporre
E vergognarse della sua sciocchezza:
Ma ciò ch'i' vo' non posso, ed ei l'abborre.