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By Auteur inconnu

E pure, Italia, e pure

Quell'atro nembo, ch'io lontan vedea,

Nembo, gravido d'armi e di sciagure,

Diluviò sul tuo Capo! e pur serbaro

La sfortunata mia canizie i Fati

A pianger l'alta e rea

Fiamma, ond'ardono i Regni, e 'l grande amaro

Scempio, che i fonti del dolor seccati,

Un più doglioso umor da gli occhi elice!

Occhi, pregio infelice

Di questa fronte, se 'l veder mi è morte,

Ambo le vostre porte

Chiudansi al giorno. Oh cecità felice!

Falso nunzio foss'io di quel ch'io vidi,

O men credulo il core o voi men fidi.

Sceser, quai nevi sciolte,

Giù dall'Alpi a inondar gl'Itali Campi

Due gran' Torrenti poderosi, e accolte

Quant'acque ha l'Istro e quante il Beti e quante

La Senna, irati si affrontar'. Qual fiero

Di guerra incendio avvampi,

Sallo il Po, sallo il Mincio, e il san le tante

Armi, che ree di tante stragi, al vero

Faccia di ver non dànno. Il suolo anch'esso,

Il suolo ahi non più desso

Ben sallo, e sallo il Ciel, che 'l morto stuolo

Guarda, e n'ha sdegno e duolo

E pietate, anzi par che 'l ferro istesso

Seco in parte s'adiri e in parte scusi

Sua colpa, e 'l braccio e 'l feritore accusi.

Per sotterranea vena

Come 'l Caspio all'Eussin l'onde marita,

Sì di quest'armi la straniera piena

Per profondo canal d'alto accidente

Tutte qua l'acque scaricò, né aperto

Sentier veggio all'uscita,

Quale all'entrata il vidi. Oh se all'ardente

Spirto, che in sen mi bolle, il duol sofferto

Aprisse il varco, come or l'apre al pianto,

Alma non fu mai tanto

Alpestra e dura, ch'io pietate in lei

Or non destassi, e andrei

Gridando: oh quante gran' ruine, oh quanto

Costa sangue e dolor quel fregio e quella

Gloria, che Impero e Monarchia s'appella!

Gridando andrei: qual bolle

Di ragion sotto 'l fumo ira e disdegno?

E qual tra l'ira e la ragion si estolle,

Quasi a mezz'aria, tempestoso e nero

Nuvol d'affanni? può desio di chiara

Fama e desio di regno

Le due gran' braccia del Cristiano Impero

Contra sé stesse armar? può ardente gara,

Mentre l'un l'altro impetuoso assale,

Far che del nostro frale

Armisi e bella de i gran' danni nostri

L'Asia infedel si mostri?

Ah se questo non è, qual Vento o quale

Altra più interna furia è, che l'immota

Terra fin dal suo fondo agiti e scuota?

D'Italia, oimè, l'antico

Pregio e l'opra, che giova, onde natura,

Quasi gelosa di Terren sì amico,

Le diè per fossa il Mar, l'Alpi per Rocca?

L'han già delusa i proprj schermi, e quella

Di Monti alta struttura

Fede or più non le serba. Ecco trabocca

D'estranio sangue il Piano, e alla novella

Stagion, qual fia che spunti o fronda o fiore,

Che da sanguigno umore

Vita non prenda? ma se 'l mesto ciglio

Vòlgo al comun periglio,

Al periglio vicin, quanto è maggiore,

Or che l'un Campo e l'altro arme arme freme,

Del mal che Italia soffre, il mal che teme!

Così 'l dolor profondo

Sfogherei col dolor. Ma già nel grande

Italico naufragio ir tutti a fondo

Veggio i legni minuti, e veggio stanchi

I gran' Navilj. Qual di sé governo

Lascia e qual da più bande

Cede al flutto superbo; altri co' fianchi

Mezz'aperti, del Mar ludibrio e scherno,

Erra, e mancangli vele, arbori, e sarte;

Altri in gelosa parte

L'altrui rischio riguarda e 'l suo paventa;

Tema non par che senta

Altri, e sì ben del veleggiar sa l'arte,

Che gli scogli e l'irate onde frementi

Schiva, e 'l rispettan le procelle e i venti.

Ma qual tra Mare e Mare

Se interposta talor lingua di terra

Vada sott'acqua, ove su l'Istmo appare

Tutto Mar, né vi è sasso, in cui si scriva:

"L'Istmo qui fu", tal fra litigj e sdegni

Tanti, e fra guerra e guerra,

Benché alberghi la Pace all'Arno in riva,

Se fia che rotti gli argini e i ritegni

Qua e là trascorra il ferro, odio fia tutto,

Tutto fia sangue e lutto,

E incendio e strage e morte. Il suon dell'arme

Odo e il Guerriero Carme

Di rauca tromba, che il non anche asciutto

Brando al Campo richiama e in voci orrende

Gli sdegni e gli odj e le battaglie accende.

Donna del Ciel, che il puoi

E 'l déi far, perché 'l puoi tu sola, Io fondo

L'alta mia speme in te. Tu i grandi Eroi,

Che han degl'Imperi il freno, e il cui diviso

Voler divide e tutto in una involve

Ruina estrema il Mondo,

Unisci e lega. Oh se mirasser fiso

I tuoi bei lumi, e come Amor gli volve

Soavemente, oh se mirasser quelle

Acque amorose e belle,

Che da i begli occhi piovono, e 'l bel velo,

Onde gli asciughi, e al Cielo,

Al Ciel fai forza, quai d'amor rubelle

Alme vedriansi, or che l'afflitto ciglio

Volgi, e dài voce al pianto e preghi il Figlio?

"Figlio, son figli miei

Quei che 'l ferro distrugge, e 'l sangue loro

È tuo sangue e mio sangue. Alza trofei

Contra di te 'l tuo Corpo, e piede a piede,

Mano a man, braccio a braccio avventa morti.

Vede il crudel lavoro

Natura, e a te s'appella e ragion chiede,

E tu 'l vedi, Signor, vedi e 'l comporti?

Frutto e fior nel mio seno, e con altero

Mirabil magistero

Eternitate e tempo, vita e morte,

E bassa ed alta sorte

In te già unisti, e servitute e impero,

Né farai ch'or si unisca in regio core

Legge di regno e legge ancor di amore?

Signor, l'afflitta Greggia

Mira, e l'afflitto tuo Pastor, che geme

E in gran tempesta di pensieri ondeggia.

Mira il Lazio tremante, odi le strida

Della misera Europa, che le vene

A te di sangue sceme

Mostra, e mercé ti chiede e in te confida.

Pe 'l grande annunzio, che l'antica speme

Colmò di gioia e me turbò, pe i varj

Miei dolci affanni amari,

E per quest'occhi, che sul corpo esangue

Pianser del cuore il sangue,

Cessin l'arme, ti priego, e de' miei Cari

Se ti offese lo sdegno, e 'l déi punire,

Abbian vita gl'irati e muoian l'ire."

Ma non che un sol tuo detto,

Vergine bella, un sospir solo, ed una

Stilla de' tuoi bei pianti al tuo Diletto

Toglie i fulmin' di mano, e a me l'imprese

Del mio sperar vittoriose rende.

Ecco schiarir la bruna

Aria, ecco un'Alba lampeggiar cortese,

Alba, che quanto il mio veder si stende,

Tutto a inondar l'Italico Oriente

S'alza, e col piè lucente

Della cieca discordia i nembi e l'ombra

Preme, calpesta, e sgombra;

Alba amorosa, dal cui seno ardente

Par che spunti la Pace, e n'esca fuore,

Qual fior da stelo, il sospirato albore.

Che se immaturo è il giorno,

E un Profetico sguardo il vede appena,

Verrà quel Sol, che in te già feo soggiorno,

Verrà ben tosto, e tosto andran disperse

Dal telo illustre de' suoi rai le folte

Nebbie, ond'Italia è piena.

Pioggia di gioia fia che intanto io verse

Per gli occhi, e d'alto gaudio in suon disciolte

A te le voci, e le man' giunte alzando,

Pace anderò gridando.

Pace ognor grideran Templi ed Altari,

Pace le Spiagge e i Mari,

E allor che andran gli alti litigj in bando,

Dirò a gran voce: se più bella e viva

Tornò in terra la Pace, a te s'ascriva.

Vanne, Canzon, là tra gli Armati, e grida:

"Sorge più d'alto che dal Cielo assai

Del Mar la Stella omai,

E in guerra Italia e 'l Mondo in guerra è ancora?

Di sangue assai finora

Forse non bevver le Pianure e i Monti?

Chiudete omai di tante vene i fonti."