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By Auteur inconnu

I' non credeva quel Fanciul sì crudo,

In cui non vidi mai lo sguardo acerbo,

Né così fero quel Garzon superbo,

Ch'anzi ch'armato è quasi inerme e nudo.

Me n'avveggio or, che rotto è 'l forte scudo,

Di cui per pena la memoria serbo;

E accresco, non ch'in parte disacerbo,

Con essa il grave duol, ch'entro racchiudo.

Né mi querelo degli orditi inganni,

Ond'ho nel sonno la virtù sepulta,

Ed aspra rimembranza è 'l prisco usbergo.

Duolmi bensì che sul fiorir degli anni

Odo la penitenza che m'insulta,

E, bench'io fugga, già mi sferza il tergo.