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Mentr'io scrivo di voi, dolce mia morte,
per obligarmi la futura etate
con dar depinta a lei quella beltate
che 'l ciel diè viva al secol nostro in sorte,
veggio ch'uscendo fuor d'humana sorte
voi stessa d'hor in hor tanto avanzate
che le lode hier da me pinte e formate
trov'hogi al vostro merto anguste e corte.
Onde, non potend'altro, i' son costretto
perché poi pensi ognun qual esser debbe,
lasciar al fin de l'opra un simil detto:
Tal era un tempo, ma poi tanto crebbe
poggiando al ciel, che 'l debil intelletto
di volar dietro a lei piume non hebbe'.