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La speme, che precede, infida scorta,
Al folto stuol de' miei folli desiri,
E involto fra le lagrime e i sospiri,
Ond'ei si pasce, il cor seco ne porta,
L'immagin cela scolorita e smorta
Del futuro piacer ne' suoi martiri,
E d'atro velo, perché 'l ver non miri,
L'occhio a lui copre, e cieco lo trasporta.
Tardi e' s'accorge dell'insano errore,
Che la vergogna gli dipinge in volto,
E inutilmente del suo mal s'attrista;
Ma in tal tristezza da guida migliore
Scorto non è, non dal suo laccio sciolto,
Né più l'antica libertà racquista.