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By Auteur inconnu

Poiché alla fin dopo tant'anni, e tanti

Il Ciel pietoso a i vostri voti arrise,

Ricominciate, o Muse, i vostri canti.

Vidivi — ahi lasso! — in disperate guise

Raminghe errar, da' sordi ingegni, e loschi

Del vulgo vil lunga stagion derise,

E in compagnia di pensier' tristi e foschi

Appena ritrovar fido ricetto

Infra i deserti orror' di questi boschi.

Da' secchi tronchi (ahi doloroso oggetto!)

Ogni cetra pendea, scherno de' venti,

E 'l riguardarle pur parea difetto.

Benigna Stella i suoi bei raggi ardenti

Ora diffonde dolcemente intorno,

Per serenar le tempestose menti.

Mirate come d'aurea luce adorno

Il Ciel ride sul Monte? or questo è il segno,

Ch'è già vicino il sospirato giorno.

Quella fronte Real, che col più degno

Serto del vostro allor cingeste avanti,

Ecco or sostiene l'immortal Triregno.

Tergete adunque da' begli occhi i pianti,

E riprendete in man le cetre usate.

Ricominciate, o Muse, i vostri canti.

Tornate omai senza timor, tornate

Alla Città, dove alla vostra fama

Promette anni miglior' la nuova etate.

Men severo il destin pur vi richiama,

Mosso a pietà del vostro lungo esiglio,

E già pentito ogni nemico or v'ama.

L'alto Regnante gravemente il ciglio

In voi rivolgerà dolce e giocondo,

Se fanciullo tra voi crebbe qual figlio.

Egli ben sa che son fonte fecondo

D'ogni sapere, e dànno i vostri versi

Più giovamento che diletto al Mondo.

Da voi gli furo i molli labbri aspersi

D'Ascreo licore, ond'or sì dolci fiumi

Di sublime eloquenza avvien che versi.

Voi gl'insegnaste a penetrar co i lumi

Dell'intelletto le cagioni ignote,

E le severe impor leggi a i costumi.

Voi nella prima età feste a lui note

Quante bellezze pellegrine ascose

Chiudon le Greche e le Latine note.

Della grand'alma voi l'ali amorose

Gli alzaste al sommo Sol, dove poi quanti

Splendono eterni rai la Fe' gli espose.

Da voi la mente i pensier' saggi e santi,

Il cor da voi l'oneste voglie apprese.

Ricominciate, o Muse, i vostri canti.

Oh qual si vide ognor grata e cortese

Rimembranza serbar de' vostri amori,

Ch'a riamarvi ogni dì più l'accese!

Per lui placò talor gli aspri rigori

L'avversa sorte, e in voi con atto umano

Larga parte versò de' suoi favori.

Oh quante volte egli v'alzò dal piano,

Ove oppresse teneanvi i martir' vostri,

Porgendo ora il consiglio, ora la mano!

Oh quante volte in questi ombrosi Chiostri

Ei venne, e 'l pastoral ruvido stile

Non ebbe a sdegno udir da' labbri nostri!

Formava allora ogni sampogna umile,

Gonfia d'altero suono, oltra il costume,

A gravi lire l'armonia simile.

Vestiansi i carmi d'improvviso lume,

E sdegnando, quai dianzi, andar vaganti,

Per queste selve ergeano al Ciel le piume,

Talché ben trasparia da' suoi sembianti

Quel celeste splendor ch'entro chiudea.

Ricominciate, o Muse, i vostri canti.

Ei nascoselo un tempo, e ancor volea

Celarlo agli occhi altrui, ma invano omai:

Ché apertamente oltre misura ardea.

Quindi, fissando il guardo a tanti rai,

Gli Eroi del Vatican videro alfine

Che l'alte brame lor vincean d'assai;

E le somme gli offrir' Chiavi divine

Nell'ancor verde età, poiché canuto

Il senno avea, se non canuto il crine.

O valor più che uman, per cui fia muto

Ogn'alto stil di dotte penne, e scorte!

Ei fé d'un tant'onor lungo rifiuto.

Tanti spargendo ognor costante e forte

Pianti e sospir', quant'altri sparsi avrebbe

Per ottener così beata sorte.

Ma quanti al ciglio ed alla lingua egli ebbe

Prieghi e sospiri e lagrime, altrettanti

Merti novelli a i merti antichi accrebbe.

Vinse gli atti magnanimi e costanti

Tema d'opporsi al gran volere eterno.

Ricominciate, o Muse, i vostri canti.

Ora sebben, tutto d'Amor paterno

La mente, e 'l cor soavemente acceso,

Della Terra e del Ciel volto è al governo,

Pur converrà talor che il grave peso

Deponga, e cerchi alcun breve conforto,

Con maggior lena a ripigliarlo inteso.

L'antico gaudio, che rassembra or morto,

Infra 'l saggio diletto e il saggio riso

Vedrete allor negli occhi suoi risorto.

Allora, o caste Dive, all'improvviso

Porgete al sacro piè divoti baci,

E l'interno piacer mostrate in viso.

Indi già rese dall'affetto audaci,

Pronta alcuna di voi la lingua sciolga

In accenti del cor messi veraci.

Ditegli ch'oramai più non si volga

A quel crudo dolor che sì lo preme,

E più lieti pensier' nell'alma accolga.

Diegli gran peso, è ver, ma diegli insieme

Gran cuor, gran senno, gran virtute il Cielo:

Or di che tanto egli paventa e geme?

Se 'l Divino Pastor, senz'altro velo

Che quel che fanno alla nostr'alma i sensi,

Fidò l'amato gregge al suo buon zelo,

Sperar può bene ancor che a lui dispensi

Tanto di sua possanza, alta, infinita,

Quanto tal gregge a custodir conviensi.

Guidilo pur colla celeste aita:

Ché sempre in erti gioghi, e in fondi cupi

Troverà limpid'onde, erba fiorita.

A danni suoi le discoscese rupi

Ruine non avran, gli angui veleno,

Rapine i fiumi, e fero dente i lupi.

Alme ricchezze l'abbondanza in seno

Verserà d'ogni prato, e innanzi a lui

Saran l'aere tranquillo, e il Ciel sereno.

Ei solo intanto, nelle menti altrui

Spargendo il suo dolor, turba e contrista

La speme universal co i pianti sui.

Deh più non torni alla turbata vista,

Ché nel gaudio maggior ch'unqua sentisse

Il Mondo tutto, il Mondo tutto attrista.

E poiché l'auree leggi, e salde e fisse,

Or con placidi modi, or con severi

Alle più gravi cure avrà prefisse,

Se a voi, Muse, non par ch'io troppo speri,

Ditegli alfin ch'a queste selve amiche

Volga almeno il minor de' suoi pensieri,

A queste selve, le cui piante antiche

Dieron più volte coll'ombrose cime

Grato ristoro all'alte sue fatiche.

Nessun chiaro Pastor qui l'orme imprime,

Che dell'opre di lui famose e conte

Sempre non faccia risonar le rime.

Albero non verdeggia in valle o in monte,

Ch'adorno del suo nome alta e feconda

Sovr'ogn'altro non erga al Ciel la fronte.

Par ch'ogni augello, ogn'ape, ogn'aura, ogn'onda

Di lui ragioni, e che di riva in riva

Ogni colle, ogni speco a lor risponda.

Tale alcuna di voi quel dì descriva

La nostra gioia al gran Pastor davanti.

Or finché l'ora fortunata arriva,

Ricominciate, o Muse, i vostri canti.