44. Come per diletanza.
Come per diletanza
vanno gli augelli a rota
e montano 'n altura
quand'è il tempo in chiareza,
così per allegranza
mi porto, poi la rota,
che gira la ventura,
mi mena in sua alteza
per la bella che miro,
che mi rende lo sguardo
di sì fina sembianza,
ca per certanza - aver mi par d'amore;
e non dona martiro
lo 'namorato dardo
che trage per amanza,
ma la 'ntendanza - afina infra lo core.
Purificami il core
la sua vista amorosa
sì come fa la spera
del sol la margherita,
che già non à splendore,
ned è vertudiosa
infin che la lumera
del sol non l'à ferita;
così feruto es<s>endo
del suo chiaro sguardare,
che par che luce espanda
com' a la randa - del giorno la stella,
vertù d'amar ne prendo,
poi de lo 'namorare
amorosa ghirlanda
Amor comanda - ch'io agia per ella.
Sì son sorpreso d'ella,
che, stando a lei as<s>ente,
tutta mia miradura
sembr' a lei 'maginata,
sì ca creder s'abella
lo spirito e la mente
che sia propia figura,
sì com'ell'è incarnata.
E sì gli oc<c>hi ne formo
e, come omo a lo speglio
si vede afigurato,
così il suo stato - paremi vedere;
e ancora quando dormo
certo più con lei veglio,
ch'un altro inamorato
no sta svegliato, - co molto piacere.
Se diletto e piacere
ò sol de la veduta,
tanto che divisare
cor d'omo no 'l por<r>ia,
nè lingua profferere
com'è di gioi compiuta,
m'avri' ad allegrare
lo ben quando saria.
Più alegro e giucondo
saria che ben cilestro
non è il giorno al matino
quand'è serino - in parte d'auriente;
e cavalcar lo mondo
e 'l ciel menare ad estro
potrei, sì alto e fino
è il suo dimino - e di vertù possente.
Amor, segnor possente,
per vostra vertù sia
ch'eo placcia a la sovrana
com' ò lei in placimento,
chè naturalemente
di due piacer si cria
la gioi, che flora e grana,
de lo 'namoramento.
Ed eo ciò disïando,
meo core in quella parte
più sovente mi tira,
che non si gira - l'ago a calamita,
ma stane al suo comando;
c'assai n'agio gran parte
quando degna e mi mira,
sì di lei spira - diletosa vita.