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Io, mercé del furor, che in petto accolgo,
Talor premendo a i venti alati il tergo,
Sovra le Nubi e sovra i Cieli io m'ergo,
E de i Fati entro il Sacro orror m'avvolgo.
Là nella mente, de gli Eroi raccolgo
L'alte venture, onde più carte vergo,
E di belle speranze i versi aspergo,
E ne fo poscia ampio tesoro al volgo.
Là scintillare al tuo Destin la chioma
Vidi d'ostri celesti, e al luminoso
Tuo merto come l'alto grado crebbe;
E per te beltà farsi Italia e Roma
Scorsi, e ben altro ancor, che al vulgo debbe
Star dentro il seno di molt'anni ascoso.