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Volgemi spesso Amor benigno il guardo,
Indi più fiero le saette avventa,
Come colui, che 'l teso arco rallenta,
Acciò poi n'esca più veloce il dardo.
Crede il mio cor che per pietate ei tardo
Sia nel ferirmi e ch'abbia l'ira spenta,
Ma senza speme ogni martir paventa,
Allor che vede il suo pensier bugiardo.
E quanto lice a suddito si duole
Che 'l suo Signor l'offenda e lo deluda
In quella guisa ch'un Tiranno suole,
Ché ben chi 'l ferro occultamente snuda
Offende Astrea, che vibra in faccia al Sole
De' rei sul capo ognor la spada ignuda.