45. Doglio membrando lo partire.

By Auteur inconnu

Doglio membrando lo partire

che fece da me l'avenente,

giorno e notte isto in languire

e piango e sospiro sovente;

ed è tal la mia pena forte,

che quasi mi mena la morte,

membrando mi vegio a tal sorte,

che perdo lo core e la mente.

La mente e lo cor perdut' agio,

chè son da lo mio amor lontano;

ferò come l'orno salvagio,

che canta per lo tempo strano

aspet<t>ando il buono che vegna,

cotale ventura in lui regna;

questo asempro è che mi 'nsegna

ralegrar lo mio cor s'è vano.

Se vana il mio cor di pensare

non vana lo suo in dimoranza ?

Usata cosa è l'aspet<t>are,

qual omo d'altrui à pesanza;

così mi consumo aspet<t>ando,

con pianto e con sospiro stando;

ben credo morir disïando,

membrando lontana speranza.

Va, mïo lamento, a Fiorenza,

da me ti parti e saluta

colei in cui regna valenza,

per cui lo meo cor non s'astuta,

nè mai non crede astutare,

nè altra mai sì amare;

bene si dovria rimembrare

de la gioi, che di lei ò avuta.