45 (RVF 331)
Solea per trastullar questa mia vita
cercar molti paesi, terre e mari,
non la ragion ma il mio voler seguendo,
e dal fatal destin sperando aita:
ma, lasso, che per casi sempre amari
passai di vana speme il cor pascendo;
però in me stesso or torno e a Dio mi rendo,
ch'al mio poco saper non a fortuna
ascrivo tanto error, e per speranza
sol memoria m'avanza
de la pietà divina, e per quest'una
l'alma vien meno frale e men digiuna.
Come a corrier tra via, se 'l cibo manca,
conven per forza rallentar il corso,
scemando la virtù che 'l fa gir presto,
così il frutto di vita a l'alma stanca
mancando, e solo il cibo, in che di morso
diede Adam, gustando il mio cor mesto,
il dolce acerbo e 'l bel piacer molesto
mi si fa d'ora in ora ed il camino
sì oscuro ch'incappar ognior pavento.
Onde, perché qual vento
fugge la vita, e qui son pellegrino,
al ciel mi drizzo per miglior destino.
Quanto più questo secol già mi piacque,
di cui senza sospir e duol non parlo,
tanto più è fatto odibile al cor mio,
poi ch'in terra morendo al ciel rinacque
lo spirto, e solo Cristo a seguitarlo
ha preso per amor e gran desio.
Ma da dolermi ho ben sempre, perch'io
fui così tardo a proveder mio stato
che mi mostrò chi al mover sol del ciglio
regge il tutto a consiglio,
e giustamente vuol che sconsolato
sia in terra l'uom, per farlo in ciel beato.
Nel mondo, ov'abitar solea 'l mio core
per fin ch'egli in error tenuto m'ebbe,
cieco, ch'ogni mio bene posi in bando,
quando con tal lusinghe un finto amore,
ch'ingannato il sever Catone avrebbe,
fecemi in cose vane ir desiando,
e molto più sovente allora, quando
per lo favor del ciel miei spirti insieme
in me svegliar dovean l'ottima parte,
veggendo al vento sparte
le van speranze: onde tal duol mi preme,
che di ciò mai non penso, ch'io non treme.
Se stato fosse il mio poco intelletto
meco al bisogno e non altra vaghezza
l'avesse desviando altrove volto,
ne la fronte di Cristo avrei ben letto:
– Venite a me, ch'io son vera dolcezza,
voi tutti, che v'affaticate molto
e 'l cor vi fia per me d'affanni sciolto –.
Lodato dunque Dio, che tolto ha 'l velo,
che posto agli occhi avea la mortal carne,
onde a lui spero andarne,
e la sua deità fruir nel cielo,
se 'l vezzo insieme cangierò col pelo.
Canzon, qui in terra l'uom non è mai queto,
però, per farmi lieto,
prego m'impetri ch'abbia al ciel refugio,
e non cercar al mio bisogno indugio.