450)

By Auteur inconnu

Sovra me stesso oltre il poter mortale

Alzar mi sento, e già fatto men grave

Spazio per la celeste aria soave,

E tu, saggio Signor, m'impenni l'ale.

O Sole! o Stelle! o quanta Luce! o quale

Raggio d'eterna gloria adorno m'ave!

Talché mia salma più di sé non pave,

Che ben vede il suo stato alto immortale.

Or scorgo (gli occhi a terra rivolgendo)

Schermirmi il basso invido volgo invano,

Ond'io più altiero e glorioso ascendo,

E la Morte, cui son tolto di mano,

Me risguardar con torvo occhio, e fremendo

Gittar la falce disdegnosa al piano.