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By Torquato Tasso

O dolente partita,

che mi parli e dividi

da la mia donna, anzi dal proprio core,

qual parte è sì gradita,

quai mari o monti o lidi

ov'io consolar possa il mio dolore?

O Fortuna ed Amore,

divi grandi e possenti,

quel che già l'un mi diede

l'altro non mi concede,

anzi me 'n priva e doppia i miei tormenti:

sete or tanto discordi

là su nel cielo o nel mio duol concordi?

Perché dir non saprei

quanto fosse il martire,

ma l'accende il piacer per ch'ei sfaville:

così i diletti miei

furo innanzi al partire

come al foco talor minute stille.

Né mille baci e mille

pieni d'ardente affetto

tempraro i miei desiri;

ma crebbero i sospiri,

crebber le fiamme a l'infiammato petto

e crebber le mie pene,

che son quante nel mar alghe ed arene.

Acque d'Adria turbate,

spegnerete il mio foco

che per vaga bellezza il cor m'ingombra?

E voi che ne portate,

venti, di loco in loco,

talor di nube o di gran nebbia a l'ombra?

O pur là dove adombra

un bel monte su 'l mare,

o presso a qualche scoglio

sapranno il mio cordoglio

più deserti lidi e l'onde amare;

e ne la notte bruna,

e nel silenzio suo l'amica luna?

E 'l caro e dolce nome,

ove nessun risponde

a le dolenti voci, intorno udrassi,

e com'io l'ami e come

n'arda, l'arene e l'onde

udranno e i muti pesci e i nudi sassi.

Forse gli spirti lassi

deporran questa salma

de le membra gravose,

e con l'ale amorose

a lei ritornerà volando l'alma,

come suo paradiso

siano i begli occhi e 'l dolce seno e 'l viso.

Oimè, chi mi costringe

a vaneggiar sovente

di pensier in pensier, di duolo in duolo?

Perché non mi dipinge

l'innamorata mente

a le dolcezze mie più lieto volo?

E ch'io mi goda solo

di cose amate e belle,

pure, dolci e soavi,

da cavalli e da navi

lontano e da tempeste e da procelle?

O felice ritorno,

o sperato piacere, o lieto giorno!

Vele e remi, canzone, ed onde ed aure

passano i miei pensieri,

fuggendo il mio piacer, sol ch'io speri.