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O dolente partita,
che mi parli e dividi
da la mia donna, anzi dal proprio core,
qual parte è sì gradita,
quai mari o monti o lidi
ov'io consolar possa il mio dolore?
O Fortuna ed Amore,
divi grandi e possenti,
quel che già l'un mi diede
l'altro non mi concede,
anzi me 'n priva e doppia i miei tormenti:
sete or tanto discordi
là su nel cielo o nel mio duol concordi?
Perché dir non saprei
quanto fosse il martire,
ma l'accende il piacer per ch'ei sfaville:
così i diletti miei
furo innanzi al partire
come al foco talor minute stille.
Né mille baci e mille
pieni d'ardente affetto
tempraro i miei desiri;
ma crebbero i sospiri,
crebber le fiamme a l'infiammato petto
e crebber le mie pene,
che son quante nel mar alghe ed arene.
Acque d'Adria turbate,
spegnerete il mio foco
che per vaga bellezza il cor m'ingombra?
E voi che ne portate,
venti, di loco in loco,
talor di nube o di gran nebbia a l'ombra?
O pur là dove adombra
un bel monte su 'l mare,
o presso a qualche scoglio
sapranno il mio cordoglio
più deserti lidi e l'onde amare;
e ne la notte bruna,
e nel silenzio suo l'amica luna?
E 'l caro e dolce nome,
ove nessun risponde
a le dolenti voci, intorno udrassi,
e com'io l'ami e come
n'arda, l'arene e l'onde
udranno e i muti pesci e i nudi sassi.
Forse gli spirti lassi
deporran questa salma
de le membra gravose,
e con l'ale amorose
a lei ritornerà volando l'alma,
come suo paradiso
siano i begli occhi e 'l dolce seno e 'l viso.
Oimè, chi mi costringe
a vaneggiar sovente
di pensier in pensier, di duolo in duolo?
Perché non mi dipinge
l'innamorata mente
a le dolcezze mie più lieto volo?
E ch'io mi goda solo
di cose amate e belle,
pure, dolci e soavi,
da cavalli e da navi
lontano e da tempeste e da procelle?
O felice ritorno,
o sperato piacere, o lieto giorno!
Vele e remi, canzone, ed onde ed aure
passano i miei pensieri,
fuggendo il mio piacer, sol ch'io speri.