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By Niccolò Tinucci

S'io ardo o avvampo o disïando agghiaccio,

s'e mie pensier son dolci o sono amari,

che n'hanno a far gl'invidïosi avari?

perché si dàn del mio mal tanto impaccio?

E s'io mi cuoco o s'io mi struggo e sfaccio

per gli occhi ch'io tant'amo ed ho sì cari,

perché vuol pur la plebe ch'io impari

seguire il suo bugiardo e falso laccio?

Perché si rende malevole alcuno

al mio soave e dilettoso bene,

mormorando di quel ch'a lui non tocca?

E s'io converso o uso con nissuno

sol per dar rifrigerio alle mie pene,

perché al maldire adopra altri la bocca?