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Fugge la Cerva, a cui dipinge il tergo
Del proprio sangue avelenato strale;
Fugge, e 'l ferro non svelle aspro e mortale,
Ma seco il porta nel più chiuso albergo.
Così fuggo io, cui non giovò l'usbergo,
Dalla ragione opposto, e l'elmo frale,
Che col fuggir non disacerbo il male,
Anzi d'amaro pianto il volto aspergo.
Oh vostro alto poter, begli occhi rei,
Che fulminate con egual vigore
Colui che fugge e chi fuggir paventa!
Se in non fuggire e se in fuggir morrei,
Amor morirvi appresso mi consenta,
Ché dolcemente presso a voi si muore.