46

By Bernardo Tasso

O ne l' aspra tempesta

de' miei pensier, che quando parte il giorno,

quando a noi fa ritorno,

or in quella or in questa

spiaggia l' anima mia spinge e molesta,

Laureo, nocchiero accorto,

che col prudente tuo saggio consiglio

nel mio maggior periglio

hai questo legno scorto

da l' onde tempestose in queto porto;

or che di destin reo

più che mai fiera orribile procella

scuote la navicella,

che già le merci deo

a questo irato e periglioso Egeo,

pon al timon la mano,

ché già del fragil pin l' ondoso flutto

preso ha l' imperio tutto,

e fia 'l tuo aiuto vano

poi che preda sarà del mare insano.

Fortuna, oimè, non sazia

né stanca mai de' miei continui mali,

con suoi pungenti strali

l' alma trafigge e strazia,

né da lei mercé impetro unqua né grazia,

tal che bench' ella vaga

sia de le pene mie, del mio martire,

se ben del mio languire

e non d' altro s' appaga,

non truova in me più luogo a nuova piaga;

io pur il forte scudo

de la prudenzia umana opro per schermo,

ma non sta saldo e fermo

a colpo così crudo

l' animo, sì che spesso io tremo e sudo.

Tu di questa orrid' onda

non senti (o te felice) ira né orgoglio,

né temi in qualche scoglio

che percosso s' asconda

il pin del gorgo suo ne l' alga immonda,

ma col dotto e gentile

Casa, d' alta virtù lucido albergo,

ogni cura da tergo

posta mortale e vile,

del fuoco de le noie esca e focile,

or col gran Stagirita

or col divo Platon dispensi l' ore,

con la cui scorta onore

si merca, e per spedita

strada si poggia a quella eterna vita.

O tre volte beato,

che in così bel diporto i giorni chiudi

in alti, illustri studi

con spirto sì lodato,

quant' io t' invidio sì felice stato!