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Del bel tesoro, a la cui guardia intento
mi tenne e desto lagrimando Amore,
altri me spoglia e, quasi eterno onore
sia in nobil furto, è d'involar contento.
Io che dianzi v'apria cent'occhi e cento,
ora per non mirar tanto dolore
son privo de la vista, anzi del core,
e de la guardia alfin mi lagno e pento.
E qual mendico ed egro, a cui il sostegno
dolce suo manchi, volge il piede errante
dove il patir gli sia men grave scorno,
tale io morrò; tu nel sepolcro adorno
scrivi: "Qui giace un disperato amante
che d'amor visse e si morì di sdegno".