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By Auteur inconnu

Poiché a ferirmi del secondo telo

Colui, che del mio mal non anco è pago,

Tolse un guardo dall'occhio onesto e vago,

Che quaggiù splende, come il Sole in Cielo,

La soave ferita ascondo e celo,

Che scolpimmi nel cor la bella immago,

E del silenzio e del dolor m'appago,

Che si comparte fra la fiamma e 'l gelo.

Forse mal mi consiglia il mio pensiere;

Forse non erra: e intanto il duolo interno

Tempra la sola speme del piacere.

Sì d'Amor fatto io son ludibrio e scherno,

Che né parlare io so, né so tacere,

Né la cagion del mio sperar discerno.