46

By Antonio Tebaldeo

Cantarem, Musa, mai sì dolcemente

che questa sorda a nui l'orechie pieghi?

Trovarem mai sì iusti e forti preghi

che pietà scaldi la gelata mente?

Ahimè, prima serà che dal dolente

pecto de Tytio l'avoltor si sleghi,

e che la terra il fructo a' mortal' neghi,

che dureza in costei mai si ralente!

Non qui forza de Arione il plectro arebbe,

né de Amphïon la risonante cetra,

né quel che da Plutone Heuridice ebbe.

Quanto più canto, più da me s'aretra;

e certamente già mossa serebbe

se fusse sasso, ma gli è più che pietra.